La Roma può davvero sognare lo scudetto? La squadra di Gasperini ha caratteristiche, entusiasmo e qualità per inserirsi nella corsa al titolo. Ma tra le certezze di una difesa sempre più solida, l’esplosione di Soulé e i gol di Malen, restano alcuni interrogativi. Su tutti, un mercato che non ha ancora consegnato al tecnico l’esterno offensivo sinistro tanto richiesto.

Parlare di scudetto a Roma è sempre un esercizio particolare. Basta una vittoria per riaccendere l’entusiasmo di una città intera, così come una sconfitta può trasformare in poche ore le aspettative in processi. Eppure, la Roma di Gian Piero Gasperini ha qualcosa di diverso rispetto al recente passato. Ha un’identità riconoscibile, un modo preciso di stare in campo e una serie di certezze che permettono di guardare alla stagione 2026/27 con ambizioni importanti.
I risultati e il percorso della squadra hanno alimentato il sogno. I quindici risultati utili consecutivi in campionato rappresentano un segnale significativo di continuità e crescita. Ma per capire se i giallorossi possano davvero arrivare fino in fondo bisogna guardare entrambe le facce della medaglia.
PERCHÉ SÌ: la mano di Gasperini, una difesa da grande squadra e un Soulé sempre più decisivo
Il gioco di Gasperini è ormai una certezza
Il primo motivo per credere nello scudetto ha un nome e un cognome: Gian Piero Gasperini. L’allenatore ha portato a Trigoria una filosofia di gioco precisa, fatta di aggressività, intensità, marcature in avanti, pressione e ricerca continua della porta avversaria.
La Roma non è più una squadra che aspetta semplicemente gli eventi. Vuole imporre il proprio calcio, aggredire l’avversario e recuperare il pallone il più vicino possibile all’area di rigore. È un atteggiamento che richiede grande dispendio fisico, ma che permette anche di mettere in difficoltà qualsiasi avversario.
La cosa più importante è che questo modo di giocare sta diventando un’abitudine. La squadra riconosce le situazioni, sa cosa fare e mostra una continuità di rendimento che rappresenta una delle basi indispensabili per puntare al titolo. Gasperini sta costruendo qualcosa che va oltre il risultato della singola partita: un’identità.
Una difesa che può fare la differenza
Un altro elemento che autorizza a sognare è il reparto arretrato. La Roma può contare su una batteria di difensori di grande livello, con caratteristiche differenti e una profondità che consente a Gasperini di cambiare interpreti senza dover necessariamente abbassare la qualità complessiva.
Mancini, Ndicka, Hermoso, Balerdi, Koulierakis e gli altri interpreti del reparto rappresentano una risorsa importante. Fisicità, aggressività, esperienza e capacità di giocare in avanti: sono caratteristiche che si sposano perfettamente con il calcio dell’allenatore.
Ma c’è un aspetto ulteriore da non sottovalutare: i difensori romanisti possono diventare anche un’arma offensiva. Sui calci piazzati e nelle situazioni di gioco aereo la Roma ha uomini in grado di fare male agli avversari. Quando le partite si bloccano e gli spazi diminuiscono, avere difensori capaci di trovare il gol può fare una differenza enorme.
Le squadre che vincono i campionati non sono soltanto quelle che segnano di più. Sono quelle che sanno soffrire, concedono poco e riescono a portare a casa anche le partite sporche. La Roma ha le caratteristiche per riuscirci.
Soulé è diventato un protagonista, soprattutto quando manca Dybala

La crescita di Matías Soulé è probabilmente una delle notizie più belle per il mondo giallorosso. L’argentino sta dimostrando di poter essere molto più di un talento interessante: è un giocatore sul quale la squadra può appoggiarsi nei momenti decisivi.
La sua qualità nel dribbling, la capacità di saltare l’uomo, il mancino e la personalità con cui cerca la giocata lo rendono un elemento fondamentale nello scacchiere di Gasperini. Ma c’è un particolare che merita attenzione: Soulé sembra riuscire a prendersi ancora più responsabilità quando Paulo Dybala non è disponibile.
Non si tratta soltanto di sostituire la Joya. Soulé sta trovando una propria dimensione, diventando un riferimento offensivo e dimostrando di poter trascinare la squadra anche senza avere accanto il compagno argentino. La prestazione contro il Napoli è stata un’ulteriore dimostrazione delle sue potenzialità.
Se continuerà a crescere con questa continuità, la Roma avrà a disposizione un giocatore capace di risolvere le partite anche attraverso una singola giocata. E in una corsa scudetto servono proprio calciatori di questo tipo.
Malen: il gol come abitudine

Poi c’è Donyell Malen. L’attaccante olandese rappresenta una delle armi più importanti della Roma, perché garantisce profondità, velocità e soprattutto una presenza costante in zona gol.
Quando è in condizione, Malen ha la capacità di trasformare in occasioni situazioni che per altri attaccanti sarebbero difficili da sfruttare. Attacca la profondità, si muove bene senza palla e ha una rapidità di esecuzione che può fare la differenza contro qualsiasi difesa.
Il suo rendimento realizzativo è una delle certezze offensive della squadra. Per puntare allo scudetto serve un centravanti capace di garantire gol con regolarità, senza dipendere esclusivamente dalla qualità dei trequartisti. Malen può essere proprio quel giocatore.
La sua presenza, insieme alla crescita di Soulé e alle qualità di Dybala, offre a Gasperini soluzioni importanti. E quando anche il reparto offensivo riesce a trovare continuità, le ambizioni possono diventare qualcosa di più concreto.
L’Olimpico e una città che può spingere oltre ogni limite
Infine, c’è un fattore che non compare nelle statistiche ma che a Roma può avere un peso enorme: il pubblico.
Il tifo giallorosso, quando sente che la squadra può davvero competere per qualcosa di importante, è capace di creare un’atmosfera straordinaria. L’Olimpico può diventare un fattore, una spinta emotiva che aiuta i giocatori nei momenti di difficoltà e mette pressione agli avversari.
Gasperini ha parlato proprio di un ambiente che spinge la squadra a essere coraggiosa e propositiva. Se questa energia resterà positiva e accompagnerà il gruppo per tutta la stagione, la Roma potrà trovare nel proprio pubblico un alleato prezioso.
PERCHÉ NO: l’ambiente, la gestione delle pressioni e quell’esterno sinistro che continua a mancare
La pressione di Roma può diventare un problema
Se il tifo romanista può rappresentare un valore aggiunto, l’ambiente può anche trasformarsi in un ostacolo. È probabilmente uno dei principali punti interrogativi quando si parla di scudetto.
A Roma i risultati non vengono mai vissuti con distacco. Una vittoria può generare un entusiasmo travolgente, una sconfitta può alimentare dubbi, critiche e tensioni. Il rischio è che la squadra finisca per essere condizionata troppo da ciò che accade intorno al campo.
Per vincere un campionato non basta avere qualità tecniche e un allenatore preparato. Serve soprattutto equilibrio mentale. Ci saranno inevitabilmente momenti complicati, sconfitte inattese, pareggi deludenti e periodi in cui il gioco non funzionerà come previsto.
La differenza tra una squadra che lotta per lo scudetto e una che si ferma a un buon piazzamento spesso sta proprio nella capacità di attraversare queste difficoltà senza perdere la bussola. La Roma dovrà dimostrare di saperlo fare.
Il grande assente: l’esterno offensivo sinistro chiesto da Gasperini

Ed eccoci al problema più evidente, quello che accompagna la Roma ormai da troppo tempo: la mancanza di un vero esterno offensivo sinistro.
Gasperini lo chiede da quando è arrivato a Trigoria e, in realtà, la necessità di un giocatore con queste caratteristiche era emersa anche nelle stagioni precedenti. Un esterno mancino di posizione, ma soprattutto un giocatore di piede destro capace di partire largo a sinistra, puntare l’uomo, rientrare e creare superiorità numerica.
Un profilo che nel calcio del tecnico piemontese è fondamentale. Non è soltanto una questione di alternative numeriche: è una questione di caratteristiche. Avere un giocatore in grado di saltare l’avversario sulla corsia sinistra permetterebbe alla Roma di allargare le difese, creare spazi centrali e rendere meno prevedibile la manovra offensiva.
La società ha provato a individuare il profilo giusto, ma il mercato non ha ancora consegnato a Gasperini il giocatore desiderato. Anche il direttore sportivo Tony D’Amico ha riconosciuto che la squadra è leggermente corta in quel ruolo, lasciando aperta la possibilità di intervenire a gennaio.
È un dettaglio? Assolutamente no. Perché una squadra che vuole vincere lo scudetto deve avere soluzioni diverse, soprattutto quando affronta avversari che si chiudono e concedono pochissimi spazi. In quelle partite, avere un esterno capace di creare superiorità individuale può rappresentare la differenza tra un pareggio e una vittoria.
La crescita di Soulé e le possibili soluzioni tattiche alternative possono aiutare, ma non cancellano completamente il problema. Gasperini conosce meglio di chiunque altro le caratteristiche necessarie al suo sistema di gioco. Continuare a non accontentarlo potrebbe significare chiedergli di ottenere il massimo da una rosa che non è ancora perfettamente costruita secondo le sue idee.
LA SENTENZA: la Roma può vincere lo scudetto, ma gennaio potrebbe essere decisivo
La Roma ha motivi concreti per credere nel titolo. Ha un allenatore che sa come costruire squadre competitive, una difesa profonda e di qualità, un attaccante come Malen che può garantire gol, un Soulé in crescita e un pubblico che, quando si accende, può trasformare l’Olimpico in un fortino.
Non è più soltanto una questione di entusiasmo o di suggestione. La squadra ha mostrato di poter competere e di avere una struttura di gioco riconoscibile. Ma il percorso verso lo scudetto è lungo e richiede una continuità che non si improvvisa.
La tenuta mentale dell’ambiente sarà fondamentale. Così come lo sarà la capacità della società di completare una rosa che presenta ancora una lacuna evidente. Il mercato di gennaio potrebbe rappresentare un passaggio decisivo: regalare a Gasperini l’esterno offensivo sinistro tanto atteso significherebbe aggiungere un’arma importante a una squadra che ha già dimostrato di avere ambizioni.
La Roma può vincere lo scudetto? Sì, perché oggi ha gioco, personalità, difesa e qualità individuali. Perché no? Perché il campionato si vince anche con la profondità della rosa, con l’equilibrio nei momenti difficili e con una società capace di completare il progetto del proprio allenatore.
Il sogno è legittimo. Ma per trasformarlo in realtà servirà qualcosa in più. E Gasperini sa perfettamente cosa.





