Il carro era quasi vuoto, c’era già chi immaginava un esonero nelle prime settimane di campionato. D’altronde Gattuso era reduce da una delle umiliazioni più cocenti nella storia dell’Italia calcistica (non la più cocente, perché anche Ventura e Mancini hanno fatto il loro, senza scomodare Lippi nel 2010 o la Corea nel 1966).

L’eliminazione per mano della Bosnia nei play off mondiali sembra essere la pietra tombale sulla carriera da tecnico di Gennaro Gattuso. Chi vuoi che lo ingaggi, pensavano i più. D’altronde anche al Milan non fece benissimo ed al Napoli conquistò solo una Coppa Italia contro la Juve in pieno Covid. E le altre esperienze? Meglio non citarle proprio.
Ed in molti avranno dato del pazzo visionario a Lotito quando ha ingaggiato proprio il calabrese. Lui, Sor Claudio da Ciampino, contestato da mesi, se n’è infischiato – come sempre, d’altronde – ed ha puntato sul calabrese. Risultato? Lazio prima in classifica in solitaria (in attesa dell’Inter impegnata stasera).
Gattuso ha costruito una squadra forte, organizzata, che pratica un calcio piacevole, quasi ermetica in difesa e cinica e letale in attacco. Sì, vi assicuriamo che non è la descrizione dell’Inter ma dei biancocelesti che sono senza dubbio la vera grande sorpresa del campionato.
Lazio, Gattuso ha rivitalizzato gli scarti di Sarri

Una squadra, la Lazio, costruita sulle cessioni di Gila al Milan, Romagnoli in Arabia, Provedel all’Inter, Dia al Rennes e Ratkov al Levante. In compenso sono arrivati i difensori Doekhi, Sutalo (prestito oneroso da 3 milioni) e Diogo Leite, il terzino Pedraza, il fiore all’occhiello Frattesi (cinque milioni per il prestito), Pinamonti dal Sasuolo (tre milioni) oltre a Gudmundsson in prestito per un mercato a saldo zero.
A questi si sono aggiunti Mandas, tornato dal prestito al Bournemouth e messo tra i pali, e Floriani Mussolini, reduce dalla stagione alla Cremonese e diventato terzino destro inamovibile. Il vero capolavoro è stato poi il rilanciare calciatori che sembravano soltanto pesi da smaltire. Da Nuno Tavares ad Isaksen, fino a Noslin (falso nueve più prolifico di molti centravanti, ieri doppietta per lui), Provstgaard – centrale inamovibile – e Belahyane, tutti calciatori bistrattati e finiti nel dimenticatoio da Maurizio Sarri.
Calciatori che invece si stanno rivelando un patrimonio della Lazio al pari di Taylor, la cui regia sapiente è uno dei punti di forza della squadra. Ed ora, probabilmente, già non c’è più posto sul carro, quello di Gattuso e quello di Lotito. Il presidente ha corso il rischio assumendosi la responsabilità di una scelta la cui paternità è totalmente sua ed il tecnico si sta ora prendendo una gustosa rivincita nei confronti di chi non lo considerava meritevole di questo ruolo. Prendete i bigliettini come in salumeria, la coda per le scuse è lunga.





