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Calcio

Lazio, perché può vincere lo scudetto e perché no: il miracolo di Gattuso, il fattore Lotito e il sogno Leicester – L’analisi di Camelio

Prima in classifica a pari punti con l’Inter, una squadra che corre e non smette di stupire, uno spogliatoio unito e un allenatore che sembra aver trovato la formula giusta. La Lazio di Gattuso è la grande sorpresa della Serie A 2026/27. Ma tra il fattore Lotito, una tifoseria che continua a disertare l’Olimpico e un sogno che ricorda quello del Leicester di Ranieri, ci sono anche ragioni per essere prudenti.

I calciatori della Lazio esultano dopo un gol (Ansa Foto) – Camelio

Se qualcuno avesse pronosticato una Lazio protagonista della corsa scudetto a inizio stagione, probabilmente sarebbe stato preso per visionario. E invece eccoci qui. La squadra biancoceleste è lassù, a giocarsi il primato con l’Inter, dopo un avvio di campionato straordinario. Nove giornate, otto vittorie e un pareggio: numeri che non possono più essere liquidati come un semplice colpo di fortuna.

La vittoria per 3-0 sul campo della Juventus aveva già mandato un messaggio chiarissimo al campionato. Il 6-2 rifilato al Sassuolo ha ulteriormente certificato lo stato di grazia della formazione di Gennaro Gattuso.

E allora la domanda diventa inevitabile: questa Lazio può davvero vincere lo scudetto? I motivi per crederci ci sono. Ma esistono anche alcuni fattori esterni che potrebbero trasformare un sogno in una grande occasione sprecata.

PERCHÉ SÌ: Lotito ha 14 vite, Gattuso è l’uomo in più e lo spogliatoio crede nel sogno

Lotito non ha sette vite, ma quattordici

Partiamo da una provocazione: Claudio Lotito non ha sette vite, ma quattordici. Quando sembra che la situazione societaria possa diventare insostenibile, quando le contestazioni si fanno più rumorose e quando le aspettative della piazza sembrano lontanissime dalle ambizioni del presidente, il patron biancoceleste riesce puntualmente a trovare un modo per restare in piedi.

La stagione 2026/27 ne è l’ennesima dimostrazione. In un clima di forte tensione con una parte importante della tifoseria, Lotito ha scelto Gennaro Gattuso per guidare la squadra. Una decisione che, almeno fino a questo momento, si sta rivelando una delle più azzeccate della sua gestione.

Il presidente ha puntato su un allenatore che porta con sé personalità, carattere e una mentalità vincente. Una scelta che oggi sta producendo risultati straordinari. E allora, nel bene e nel male, bisogna riconoscere a Lotito una parte di merito per aver individuato l’uomo giusto al momento giusto.

La Lazio è prima e il suo presidente, ancora una volta, è riuscito a sopravvivere a una stagione che sembrava cominciare sotto i peggiori auspici. Il problema, però, è che questa particolare capacità di resistenza potrebbe essere anche il suo più grande limite.

Gattuso, l’uomo in più: una scelta di Lotito che sta pagando

Gattuso, l’uomo in più: una scelta di Lotito che sta pagando (Ansa Foto) – Camelio

Il vero valore aggiunto di questa Lazio si chiama Gennaro Gattuso. Il tecnico calabrese ha portato a Formello qualcosa che andava oltre le indicazioni tattiche: ha trasmesso fame, appartenenza, intensità e soprattutto la convinzione che nessuna partita sia persa in partenza.

La squadra corre, pressa, si sacrifica e sembra seguire il proprio allenatore senza esitazioni. Anche giocatori che nella stagione precedente avevano trovato meno spazio o attraversato momenti complicati stanno mostrando un rendimento completamente diverso.

Gattuso ha costruito un gruppo che lavora per il compagno, che accetta le responsabilità e che non sembra avere paura di nessuno. La sua comunicazione è diretta, il suo carattere è riconoscibile e il suo rapporto con lo spogliatoio sembra essere uno degli elementi centrali di questa crescita.

Non è un caso che dopo la vittoria contro il Sassuolo abbia voluto riportare tutti con i piedi per terra, parlando di salvezza e invitando a non guardare la classifica. Una strategia comunicativa precisa: togliere pressione a una squadra che si trova in una posizione alla quale, probabilmente, non era abituata.

Il merito della scelta è anche di Lotito. In un momento in cui il presidente è contestato, Gattuso rappresenta forse la migliore risposta possibile sul campo. E se il tecnico riuscirà a mantenere questo rendimento, la sua nomina potrebbe diventare una delle decisioni più importanti dell’intera gestione biancoceleste.

Il Leicester di Ranieri come modello: perché non crederci?

Qui entra in gioco il sogno. Perché questa Lazio, per caratteristiche e premesse, può ricordare da vicino il Leicester di Claudio Ranieri che nel 2016 conquistò una Premier League entrata nella storia del calcio.

Naturalmente i paragoni vanno maneggiati con cautela. Ma il concetto è molto simile: una squadra che non parte con i favori del pronostico, che non ha necessariamente la rosa più forte del campionato e che, proprio quando nessuno se lo aspetta, trova una chimica straordinaria.

Il segreto potrebbe essere proprio questo. La Lazio non sembra avere il peso delle grandi favorite, non deve dimostrare di essere stata costruita per vincere e può affrontare ogni partita con la leggerezza di chi ha già superato le aspettative iniziali.

Ma attenzione: sentirsi una sorpresa non significa essere una comparsa. I biancocelesti stanno dimostrando di avere qualità, organizzazione e soprattutto una mentalità che può portarli lontano. Se continueranno a giocare con questa fame, nessun obiettivo dovrà essere considerato impossibile.

Il Leicester insegna che nel calcio esistono stagioni in cui il gruppo riesce a superare il valore dei singoli. E questa Lazio sembra avere proprio quella caratteristica.

Uno spogliatoio unito: la vera forza della Lazio

Uno spogliatoio unito: la vera forza della Lazio (Ansa Foto) – Camelio

Un altro motivo per credere nello scudetto è rappresentato dall’armonia dello spogliatoio. Gattuso sembra essere riuscito a creare un ambiente nel quale tutti si sentono coinvolti e nel quale ogni calciatore è disposto a sacrificarsi per il compagno.

Non ci sono soltanto gli undici titolari. La sensazione è quella di una squadra nella quale anche chi parte dalla panchina sa di poter essere importante. È un aspetto fondamentale quando si affronta un campionato lungo, fatto di infortuni, squalifiche, impegni ravvicinati e momenti di difficoltà.

Le grandi squadre non si riconoscono soltanto dai campioni, ma anche dalla capacità di mantenere unito il gruppo quando le cose non vanno bene. E questa Lazio, almeno per quanto mostrato finora, sembra avere una delle sue armi migliori proprio nella compattezza dello spogliatoio.

La squadra crede in Gattuso, crede nel lavoro quotidiano e soprattutto sembra credere in se stessa. È da qui che può nascere qualcosa di speciale.

I tifosi in trasferta: il dodicesimo uomo non ha abbandonato la Lazio

C’è poi un’immagine che racconta meglio di tante parole il rapporto tra la squadra e il suo pubblico: i diecimila tifosi presenti a Reggio Emilia per la trasferta contro il Sassuolo.

Martedì sera, a oltre trecento chilometri da Roma, il settore ospiti si è trasformato in una piccola curva Nord. Un segnale potentissimo, soprattutto considerando che all’Olimpico prosegue la protesta del tifo organizzato contro la gestione Lotito.

La squadra, insomma, non è stata abbandonata. I tifosi hanno scelto di contestare la società, ma continuano a seguire i biancocelesti lontano da casa, dimostrando che l’amore per la maglia resta intatto.

È un patrimonio enorme. Gattuso lo ha capito e dopo il successo sul Sassuolo ha voluto dedicare parole importanti proprio ai sostenitori presenti in trasferta. Il tecnico ha raccontato di essersi immaginato l’Olimpico pieno mentre la squadra stava vincendo.

Un’immagine che dice molto anche sul potenziale di questa Lazio: se una squadra riesce a trovare tanta energia senza poter contare sul proprio stadio, cosa potrebbe succedere con tutto il pubblico dalla propria parte?

PERCHÉ NO: Lotito è una mina vagante e l’Olimpico vuoto può diventare un problema

Il problema si chiama ancora Claudio Lotito

Il problema si chiama ancora Claudio Lotito (Ansa Foto) Camelio

Se da una parte Lotito merita il riconoscimento per aver scelto Gattuso, dall’altra continua a rappresentare uno dei principali punti interrogativi del progetto biancoceleste.

Il presidente è una figura divisiva, capace di attirare su di sé l’attenzione anche quando i riflettori dovrebbero essere puntati esclusivamente sulla squadra. Le sue dichiarazioni, spesso sopra le righe e destinate a far discutere, rischiano di diventare una mina vagante proprio nel momento in cui la Lazio avrebbe bisogno di tranquillità.

Il calcio insegna che una stagione può cambiare in poche settimane. Quando una squadra è prima in classifica, ogni parola pesa, ogni dichiarazione viene amplificata e ogni polemica rischia di trasformarsi in un caso.

Lotito dovrebbe essere il primo a proteggere il gruppo, evitando di alimentare tensioni e lasciando che siano Gattuso e i suoi giocatori a parlare attraverso i risultati.

La Lazio ha trovato un equilibrio straordinario sul campo. Il rischio è che questo equilibrio venga messo in discussione da ciò che accade fuori. E sarebbe un vero peccato se una stagione potenzialmente storica dovesse essere condizionata da una guerra di dichiarazioni.

L’Olimpico vuoto: un vantaggio che può trasformarsi in un handicap

È probabilmente il paradosso più grande della stagione biancoceleste. La Lazio è prima in classifica, gioca un calcio convincente, batte Juventus e Sassuolo, ma il suo stadio continua a essere caratterizzato da ampi spazi vuoti.

La protesta dei tifosi nei confronti di Lotito prosegue e, almeno per il momento, il rendimento della squadra non è bastato a ricucire la frattura.

Ma quanto può durare una situazione del genere? E soprattutto, quanto può pesare nel lungo periodo?

Il calcio è fatto anche di emozioni, spinta ambientale e pressione. L’Olimpico pieno può diventare un fattore determinante, soprattutto nelle partite più difficili, quando la squadra ha bisogno di una spinta per superare un momento complicato.

Giocare davanti a uno stadio gremito, con una Curva Nord capace di trascinare tutti, è un’esperienza completamente diversa rispetto a quella di un impianto semivuoto.

Gattuso lo sa bene. Le sue parole dopo la partita contro il Sassuolo sono state un messaggio chiaro: vorrebbe vedere l’Olimpico pieno, vorrebbe sentire il calore dei tifosi anche nelle gare casalinghe. Non può però risolvere da solo una frattura che riguarda la società e il pubblico.

Il rischio è che, andando avanti nella stagione, la Lazio possa pagare questa assenza. Perché quando arriveranno le partite decisive, quando ogni punto peserà come un macigno e magari ci sarà da recuperare uno svantaggio negli ultimi minuti, avere uno stadio intero dalla propria parte potrebbe fare la differenza.

La squadra sta dimostrando di poter fare a meno del proprio pubblico in casa. Ma per vincere lo scudetto sarebbe decisamente meglio non doverlo fare.

LA SENTENZA: il sogno scudetto è possibile, ma Lotito deve evitare di diventare il peggior nemico della Lazio

La Lazio è una delle storie più belle di questa prima parte di campionato. È prima, condivide il primato con l’Inter e ha dimostrato di poter battere avversari importanti attraverso un calcio intenso, organizzato e coraggioso.

Gattuso è riuscito a costruire un gruppo che crede nel proprio lavoro. I giocatori si sacrificano, lo spogliatoio sembra compatto e i tifosi in trasferta continuano a dimostrare un attaccamento straordinario alla maglia.

Il paragone con il Leicester di Ranieri può sembrare azzardato, ma racconta perfettamente lo spirito con cui questa squadra deve affrontare il resto della stagione: nessuna paura, nessun limite autoimposto e la consapevolezza che anche i sogni più grandi possono diventare realtà.

Ma per arrivare fino in fondo servirà anche altro. Servirà una società capace di non trasformarsi in un problema, un presidente disposto a fare un passo indietro quando necessario e una soluzione alla frattura con la tifoseria.

Lotito ha avuto il merito di scegliere Gattuso. Ora ha il dovere di non ostacolarlo. Perché questa Lazio ha trovato qualcosa che non si compra sul mercato: un gruppo che crede davvero di poter fare qualcosa di straordinario.

La Lazio può vincere lo scudetto? Sì, perché ha entusiasmo, un allenatore credibile, uno spogliatoio unito e una squadra che sembra andare oltre i propri limiti. Perché no? Perché il rischio più grande potrebbe arrivare proprio fuori dal campo, tra le dichiarazioni di Lotito e uno stadio che continua a rimanere vuoto.

Il Leicester insegna che a volte i miracoli sportivi esistono. Ma per realizzarli bisogna lasciare lavorare chi è in campo. E oggi, più che mai, la Lazio ha bisogno che tutti remino nella stessa direzione.

Giancarlo Spinazzola

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