Paulo Dybala non è più una Joya, anzi: per la Roma sta diventando un problema, i dati inchiodano la punta argentina
“Ma (Nino) non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio dall’altruismo e dalla fantasia” cantava Francesco De Gregori ne “La leva calcistica della classe ’68“.
Uno dei brani più belli in assoluto, definirlo poesia non è certo un errore, anzi. Ed è più che calzante per delineare i tratti di Paulo Dybala all’indomani di Milan-Roma. La Joya dal dischetto ha sbagliato: il pallone da lui calciato – non in maniera perfetta, va detto – è stato respinto dai guantoni di Maignan e, con esso, le speranze per la Roma di pareggiare lo scontro diretto di San Siro.
Dybala ha probabilmente sulla coscienza la gara persa ma non è certo quello il problema. Come detto, si può sbagliare il rigore. Il problema dell’argentino e, soprattutto, della Roma, è ben altro riguardante la Joya.
Nelle ultime due stagioni, infatti, Dybala è stato quasi un danno per la Roma. In 44 presenze, 10 i gol all’attivo, uno ogni quattro gare. Sono quattro, invece, gli assist: uno ogni 10 gare. Dei sette gol realizzati in Serie A, quattro sono i rigori. E, come se non bastasse, le reti realizzate sono solo alle medio-piccole: Venezia, Udinese, Parma, Torino e Sassuolo con un solo gol ad una big, al Milan.
Decisamente poco a fronte degli otto milioni di euro netti di ingaggio che percepisce ogni anno. Il dato ancora più eclatante ed incredibile è dato dalla media punti nel 2025: con Dybala titolare, 1,87 i punti conquistati dalla Roma. Senza la Joya, invece, la Roma è decisamente più performante: ben 2,5 i punti a gara conquistati dalla formazione giallorossa.
Insomma, una sorta di calciatore a mezzo servizio che non riesce ad incidere tantomeno ad essere decisivo nelle gare chiave. E così torna prepotente la voce di un suo possibile addio già a gennaio, con le sirene arabe che suonano forti. La Roma, probabilmente, non ostacolerà la sua partenza, complice anche il risparmio economico non indifferente sull’ingaggio.
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